Nella stagione 2012/2013 del Teatro Primo Riccitelli c'è l'atteso ritorno in teatro di Michele Placido nei panni di uno dei piu' complessi e affascinanti personaggi shakespeariani, Re Lear.
Al principio del XVII secolo le teorie di Keplero, Galilei, Hobbes, unite alle idee di Giordano Bruno ed altri, stavano prepotentemente rivoluzionando il modo di vedere l'universo. Shakespeare, con questo soggetto, sembra voler assorbire un sentimento terrorizzante dell'uomo di fronte al Cosmo, per restituirci questa immensa metafora della condizione umana. All'inizio del dramma Lear rinuncia al suo ruolo, consegna il suo regno nelle mani delle figlie, si spoglia della sua autorità di Re, pilastro e centro del mondo, per tornare uomo tra gli uomini.
Ma questa scelta viola le regole universali della vita,generando tormenti innaturali: figli contro padri, follia, violenza.
Michele PlacidoCi ha voluto più contemporaneità, in questo Re Lear,uno spazio con memorie di secoli, con macerie e tracce di volti carismatici di più storie e culture, dai Kennedy a Bin Laden, da Hitler a Mussolini, da Presley alla Monroe, a Pasolini. E l'orizzonte è attraversato da più musiche, più suoni delle guerre umane: nella tempesta e nella pazzia di Lear ho inserito le urla, gli appelli disperati in inglese delle tragiche vittime del crollo delle Torri Gemelle".
L'artista da questo lavoro progetta pure un set cinematografico, dice: "Ne tirerò fuori un film, con prospettive diverse grazie alla tecnologia di oggi.
Metterò piccole macchine da ripresa sul corpo degli attori che interagiscono in scena, e ne verrà fuori una visione mossa e "scorretta", qualcosa di pulsante e potente. Un esperimento, anche finanziato dal ministero, che dia risultati per le scuole di recitazione e per le scuole in generale".